EMNOTORK- CRONACHE DELLE NEBBIE- La Bruma Scarlatta – Sessione 38(04/10/2026)

La Chiacchiera del vicolo,
Lande delle Nebbie, Città Libere della Rodovia
Voivodato di Braslav,
Città di Braslav


Tratto dai Racconti di :

Imanuel Cantanebbia
Bardo degli spiriti itinerante

…si erano da poco lasciati alle spalle la bottega di Velimir e le ombre della sera erano calate tra i vicoli di Braslav. La compagnia dei Sopravvissuti di Darken camminava lentamente ma con passo deciso.
«Quindi, ricapitolando…cosa è che dobbiamo cercare, esattamente?», domandò Gronk rompendo il silenzio.
«Dobbiamo cercare l’ingresso delle Cantine Nascoste», gli rispose Elrin.
«…e per farlo, dobbiamo guardare tombini e porte murate. Così ha detto il libraio…», mormorò sommessamente Pavel.
«In ogni caso dobbiamo raggiungere la parte ovest della città vecchia.», considerò Alavor.
«E dove starebbe la città vecchia? In quale direzione?», chiese Alec guardandosi attorno con fare spaesato. Nonostante fossero oramai tre anni che il mezzorco viveva in mezzo alla gente civilizzata, le città continuavano a stagli strette. Lui, che era cresciuto in una palude, era abituato a ben altri luoghi.
«Ci siamo già nella città vecchia», gli rispose Elrin portandosi una mano alla fronte, «praticamente tutta la parte di Braslav chiusa dentro le mura è considerata città vecchia».
«Sì, ma Illian ha anche detto di passare per Piazza del Ceppo Nero. Mi domando da cosa derivi il nome…», considerò Alavor. Il mezzo shadar-kai si separò dal gruppo quando giunsero in prossimità di un incrocio. Due guardie stavano passando proprio in quel momento, così il giovane stregone li raggiunse chiedendo loro dove si trovasse la piazza in questione. I gendarmi, due umani sui trenta inverni piuttosto robusti, un col volto butterato e l’altro con una barba incolta e due folti baffi, guardarono Alavor con sospetto prima di rispondergli, «segui questa strada. Troverai la piazza duecento metri più avanti.»
«Grazie, messere», gli fece Alavor prima di tornare verso il gruppo. Mentre si allontanava, il mezzelfo delle nebbie non mancò di udire alcune frasi che i due gendarmi dissero volutamente ad alta voce.
«Ho sempre amato quella piazza, sai?», disse quello con la faccia butterata
«Oh si, anch’io. E’ sempre suggestivo il patibolo, soprattutto quando è bello affollato.», rispose la guardia baffuta.

«Ragazzi, mi sono fatto un’idea più chiara del perché si chiami “Piazza del ceppo nero”. E’ lì che tengono le esecuzioni pubbliche. Andiamo…», disse Alavor.
Piazza del Ceppo Nero si trovava nel quartiere centro-occidentale di Braslav. Era moderatamente grande, con diverse botteghe e bancarelle. La Locanda del Cuore Gelido – dove alloggiavano i Sopravvissuti di Darken – si trovava proprio lì vicino, tanto che alcuni del gruppo scossero la testa sorridendo tra sé e sé al pensiero di esserci passati già diverse volte in quella piazza. Nella parte centrale c’era in effetti un patibolo, un soppalco in legno su cui si trovava un ceppo nero ed incrostato del sangue delle numerose anime a cui la pesante scure della giustizia ha reciso il capo per redimere i loro peccati.

Era oramai buio quando il gruppo raggiunse il quartiere occidentale, caratterizzato da stradine e vicoletti più o meno bui. Non c’era anima viva, a quell’ora della sera la città si stava assopendo, le botteghe erano chiuse e le famiglie erano riunite per coricarsi. Braslav, città di artigiani e pescatori di fiume, diveniva operativa sin da poche ore prima dell’alba ma altrettanto presto si assopiva con l’arrivo delle prime ombre della sera e ciò non poteva che favorire gli scopi dei Sopravvissuti di Darken.

Il gruppo girò in lungo e in largo, cercando tombini, guardando canali di scolo, arrivando persino a cercare gli ingressi vicino le case o tra le mura perimetrali dei cortili.
Ad un certo punto però, la compagnia giunse alla fine di una stradina in salita. Qui, un’arcata in pietra accoglieva un grosso doppio portone in legno con rinforzi di metallo. Alcuni rampicanti lo ricoprivano e si trovava in un punto più isolato rispetto le altre case. Non c’era anima viva in giro, due pesanti lucchetti tenevano sigillato il portone assieme a due sbarre metalliche. Il portone presentava anche una targa in ottone con le scritte parzialmente cancellate. Alec cercò di leggerle, rendendosi conto che si trattava di una lingua a lui sconosciuta.
«Dev’essere scritto in qualche lingua antica», borbottò, «non riesco a leggere cosa c’è scritto».
«Aspetta, fammi guardare», disse Alavor avvicinandosi, «Ma no, Alec. Non è una lingua antica. E’ scritto in rodoviano, la mia lingua natale. E’ la lingua che si parla qui, è normale che tu non la conosca. Di solito sei abituato a parlare in Comune. Ad ogni modo c’è scritto testualmente: “pericolo di crollo. Attenzione, vietato l’accesso” e di seguito è nominata l’autorità cittadina del voivodato di Braslav.».
«Ehi, bello, ti serve una mano per quei lucchetti o ce la fai da solo?», disse Elrin punzecchiando Pavel, il quale sogghignò replicando «Non serve, non preoccuparti. Faccio da solo», così estrasse i grimaldelli, scassinando i due lucchetti con rapida maestria in meno di venti secondi. Faolàn, che era rimasto silenzioso e distaccato per tutto il tempo, decise di rimanersene in disparte a guardare la strada mentre il resto del gruppo si scervellava su come aprire quel portone. Dopo aver rimosso lucchetti e sbarre, Holg aprì il portone solo per ritrovarsi a fissare una parete. Qualcuno aveva murato quell’ingresso. «Un po’ sospetto, non trovate?», disse Alavor.
«Già. Chi vorrebbe murare un ingresso già bloccato da lucchetti complessi e sbarre di ferro?», gli fece eco Elrin.
«Holg, mi sa che qui c’è lavoro per te», gli suggerì Pavel. Il grosso mezzorco, con un sogghigno, sfilò il suo martello da guerra pronto ad abbattere quel muro.
«Non facciamo stronzate», lo fermò Elrin, «va bene che siamo autorizzati a condurre un’indagine per conto del voivoda ma… non dobbiamo comunque attirare l’attenzione. Inoltre, per quanto tu sia forte Holg, non penso che riusciresti a tirar giù questo muro in pochi colpi, non con un martello come quello. Ti ci vorrebbe quanto meno un maglio».
«E allora cosa suggerisci di fare?», brontolò Holg.
«Io ho provato a vedere se ci sono fessure o entrate…avrei potuto trasformarmi in un animale piccolo ed entrare», ringhiò a bassa voce Alec, grattandosi la nuca.
«Sì e poi, anche se fosse, noi come avremmo fatto ad entrare?», gli fece Alavor.
«Proviamo a vedere se c’è qualche ingresso alternativo…», suggerì poi il mezzelfo. Gronk si arrampicò sopra l’ingresso, in una tettoia situata cinque metri più in alto ma senza trovare alcun punto d’accesso. Alec, Pavel, Alavor ed Elrin si aiutarono a vicenda per esaminare meglio la parete in cerca di indizi; anche Gronk si unì alla ricerca pochi minuti dopo ma senza alcun risultato.
Dopo quasi due ore di tentativi per aprire una porta, alla fine Elrin si spazientì e, distaccandosi dal gruppo si rivolse a Faolàn – che nel frattempo se ne era rimasto in disparte per tutto il tempo.

«Senti un po’, hai deciso di continuare a non fare un cazzo per il resto della nottata o vuoi deciderti ad alzare il culo, venire qui e darci una mano? Mannaggia agli Dei, sei più inutile della senape sul budino!», gli disse con voce colma di nervi. Faolàn, senza scomporsi, lo raggiunse replicando.
«Stavo guardando che non arrivasse nessuno.».
«Tu si che sei davvero indispensabile, Faolàn. Forza, renditi davvro utile una volta  tanto e dacci una mano a dare un’occhiata a quella parete!», gli disse Elrin. Faolàn si avvicinò e nel giro di una manciata di secondi individuò subito qualcosa. C’era una sezione in basso dove era visibile il segno di una parte di muro con un intonaco più recente. Qualcuno aveva aperto un varco, incastrato sei blocchi di tufo e ricoperti con uno strato di calcestruzzo. Alavor usò il pugnale per grattare via la calce e Gronk sfruttò la forza delle sue gambe per spostare i blocchi di tufo ed insinuarsi nel passaggio. I suoi compagni lo seguirono per poi ritrovarsi in un atrio buio e chiuso. C’era una scalinata che scendeva verso il basso. L’ambiente odorava di polvere  e muffa. Accanto l’ingresso c’era un supporto per torce con una torcia consumata. Alec provò ad accenderla senza successo. «Inutile», disse deluso, «qualcuno l’ha già usata, chissà da quanto tempo…».

Il gruppo scese in profondità e al termin dei gradini, oltrepassarono una seconda porta che li condusse in una stanza. C’erano barili, casse, una porta chiusa ed una torcia accesa.
«Questo posto è tutt’altro che abbandonato, direi», considerò Elrin.
«Già», ringhiò Gronk che stava annusando ed esaminando un paio di botti. «Guardate qua. Questa è grappa ed ha anche un ottimo odore. Mi chiedo solo cosa significhino questi segni pitturati sul lato dl barile. Elrin, tu che ne pensi?», chiese il mezzorco all’amico. Il mezzelfo gli si avvicinò osservando la botte «così ad occhio è un linguaggio in codice. Un gergo particolare. Ricordo che a Portogrigio cercarono di insegnarmelo ma non ho mai voluto impararlo.».
«Forse però Pavel lo conosce», gli fece Gronk lanciando uno sguardo all’altro mezzelfo. Pavel si avvicinò osservando quei segni sulla botte, «Sì, è un codice. E’ leggermente diverso da quello che conosco ma in linea di massima so a cosa serve. E’ usato dai contrabbandieri, questa è sicuramente merce rubata. Questi segni indicano probabilmente la natura della merce, la provenienza e forse addirittura il nome del proprietario a cui è stata sottratta».
«Insomma, roba che non va toccata…piuttosto, ma è considerato furto il rubare roba rubata ai ladri che l’hanno presa?», domandò Elrin ad un tratto.
«Non lo è se l’appropriarsi di quella roba avviene soltanto per riconsegnarla alle autorità competenti, Elrin», gli disse severamente Alavor, da sempre ligio alle regole e piuttosto refrattario alle attività criminali, «sennò, al di fuori di questo contesto, un furto rimane sempre un furto. Non importa a chi lo si faccia o per quale ragione».
«Va bene, va bene. Chiedevo soltanto», disse Elrin mettendosi sulla difensiva. «E se durante il trasporto un barile dovesse cadere “accidentalmente”? Recuperare la grappa che sta uscendo fuori è considerato furto?»
«Beh…in quel caso immagino di no. Un incidente è pur sempre un incidente e la materia prima andrebbe…», la frase di Alavor si interruppe ed il mezzo shadar-kai decise di voltarsi per guardare altrove. Elrin aveva appena rovesciato un barile con una pedata, usando il pomello della sua spada per creare una crepa in modo da farne uscire il contenuto. Il mezzelfo recuperò una tazza da un tavolino lì vicino, riempiendola per assaggiare la qualità della grappa.
«Ragazzi, cazzo è ottima!», disse con entusiasmo svuotando la propria fiasca dell’acqua che conteneva per riempirla di quella grappa eccellente.
«Cazzo, riempi anche la mia!», gli disse Gronk sganciando la propria fiasca dalla cinta. Anche Holg si fece avanti, «anch’io! Anch’io!».

Mentre il trio si riempiva la fiasca di quel nettare di alta qualità, il resto del gruppo si guardava attorno arrivando a posare all’unisono lo sguardo ssulla porta chiusa davanti a loro.
Cosa li attendeva oltre quell’uscio? Dovevano trovare indizi su questa famigerata “M” che Dragomir avrebbe incontrato in passato. Ma chi era questa M ? In quale punto delle Cantine Nascoste, M e Dragomir si erano incontrati? E perché Dragomir non voleva che M fosse coinvolto (o coinvolta) nella compravendita di quel prezioso libro pagato ben 600 pezzi d’oro?
Le Cantine Nascoste erano un vero e proprio labirinto che si diramava sotto tutta Braslav e la ricerca sarebbe stata lunga e pericolosa…(Continua).

I sopravvissuti di Darken:

(ALAN G. interpreta)
Alavor di Darken,
questo mezzo Shadar-kai ha un segreto: è uno Stregone dell’Ombra con un passato da Cortigiano e faccendiere dello Starosta di Darken. Ha imparato a sopravvivere, non solo grazie a dialettica e carisma, ma anche grazie ai poteri magici innati originari dai Reami dell’Umbra.
(MARCO C. interpreta):
Faolàn il Rinato,
un ranger Rinato dalla morte, guardiacaccia di Darken la cui vita è stata segnata due volte: in primis dalla tragica morte di entrambi i genitori e, successivamente, dalla sua stessa morte, ucciso da uno Zombi durante la fuga dal suo villaggio natale. Nonostante la sua nuova condizione di Rinato, non ha dimenticato il suo obiettivo di vendicare la morte di suo padre, sbranato da una misteriosa bestia…
(MAURO V. nel ruolo di):
Holg “la bestia”
un feroce mezzorco barbaro cresciuto in mezzo agli orchi ed abituato a vivere più come un animale che come un essere civilizzato. Il suo nomignolo, “la bestia”, non rispecchia soltanto il suo modo di vivere ma anche la furia selvaggia con cui massacra i suoi nemici.
(NINO S. nel ruolo di):
Gronk “Mani d’acciaio”
Questo mezzorco è cresciuto come schiavo ed ha passato la sua intera infanzia tra gli allenamenti e le arene da combattimento nei circuiti di lotta clandestina. Dopo essersi ribellato ed aver ucciso il suo schiavista, ha intrapreso il cammino delle arti marziali per placare la sua ira e cercare la pace interiore. Rimasto sfigurato a causa di un incidente in battaglia mentre cercava di sopravvivere agli eventi legati alla Bruma Rossa che ha colpito Darken, rimane ossessionato dal raggiungere la perfezione del corpo e della mente attraverso allenamenti rigidi e costanti.
(ENRICO T. è l’alterego di:):
“Pavel” detto “Il Guercio”,
un mezzelfo che ha intrapreso la carriera di Assassino, nascondendosi dietro falso nome ed una finta identità costruitasi dopo essersi lasciato alle spalle un passato dalle umili origini. Vecchio amico d’infanzia di Alavor, aiutò Elrin e Gronk a scappare durante la rivolta degli schiavi a Portogrigio. Denaro e ambizioni personali sono la sua priorità, tornato nelle terre d’origini per farsi un nome e vendicarsi di chi lo ha tradito in passato.
(CRISTIAN P. interpreta):
Alec il “Senzazanna”
un mezzorco cresciuto in mezzo alle paludi da un piccolo Circolo di Druidi delle Spore, anch’egli ha abbracciato la via del druidismo prima di sopravvivere alla distruzione della sua famiglia adottiva per conto di una misteriosa mostruosità della palude. Si è trasferito a Darken per una nuova vita, ignorando che sarebbe stato soltanto l’inizio di nuovi orrori da affrontare…

Alleati:

(SERGIO L. l’Anima silente di:):
Elrin il mezzosangue,
Questo mezzelfo dal passato criminale ha lavorato per molto tempo come picchiatore e recupero crediti al servizio di un noto malfattore schiavista di Portogrigio. Dopo anni passati a servire il crimine, si è lasciato quella vita alle spalle e si è trasferito a Darken lavorando come guardia del villaggio. La sua filosofia di vita? Pensare ai fatti propri per campare più a lungo possibile.
“Ombra” (in questo momento, NON presente),
questo enorme ed insolito cane dal pelo e gli occhi totalmente neri, è comparso un giorno incrociando il proprio cammino con quello dei Sopravvissuti di Darken, decidendo di accompagnarli nelle loro avventure. La sua straordinaria intelligenza è pari alla sua empatia e, nonostante la mole di un metro e mezzo al garrese per 200 kg di peso, ha un’indole piuttosto mansueta.

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