Sessione 44-45
Data di gioco: 17 Marzo 2026 | 24 Marzo 2026
Giocatori:
Luca: Mirtorin
Francesco: Nil
Gianni: Armesh
Daniele: Reynard Argent
Davide: Gideon Argent
Sessione 44 – Riassunto degli eventi
L’interrogatorio di Lady V. si svela denso di rivelazioni. La drow fa luce sui traffici dei De la Marteau e sul ruolo di Don Gaspar, rendendo oramai evidente a tutti la sua vera identità: il Tesoriere è in realtà il Collezionista. Racconta inoltre che il suo braccio destro è un non-morto, un paladino apostata di nome Ruginel. Il nome risuona nella mente delle Albe Alate: nella magione di Garrok erano stati trovati degli ordini firmati proprio da Ruginel. Con un tocco d’intuizione il gruppo comprende che quel nome non è altro che l’anagramma di Ingerul, padre di Nil ed ex comandante dell’Ordine dei Leoni del Sole Ruggente.
La notizia sconvolge profondamente il giovane ranger, che sente sempre più il peso di custodire il Radiunir. L’interrogatorio si chiude e la Balançoire suggerisce al gruppo di scortare Lady V. attraverso gli antichi passaggi sotterranei utilizzati dai fatati durante la rivoluzione per muoversi e fuggire da Mesa Negra alla volta di Rokran. Tra questi ve ne è uno situato direttamente all’interno della sede delle Albe Alate, una rivelazione che coglie di sorpresa l’intera compagnia. La prigioniera viene quindi affidata direttamente al gruppo, che si dirige verso casa propria.
È Plissken ad aprire la porta, visibilmente sorpreso nel vedere il gruppo accompagnato da una drow in manette anti-magia. Rayon viene ragguagliato sulla situazione e decide di mostrare il sottopassaggio celato nella cantina: dietro alcune casse, una botola conduce nei sotterranei. Prima di partire, il capogilda raccomanda di mantenere alta l’allerta, poiché i cunicoli sono inutilizzati da anni e nessuno sa cosa vi possa abitare.
Il viaggio nei sotterranei comincia in silenzio e sospetto. Le mura polverose lasciano presto spazio a roccia umida, fino a uno snodo che in passato doveva fungere da rifugio d’emergenza: lanterne spente, manifesti strappati, oggettistica abbandonata. Tra i resti, un manifesto attira l’attenzione del gruppo: una taglia emessa dal governo di Herrental da centomila monete d’oro sulla cosiddetta “Compagnia del Ristoro Etereo”. Il manifesto raffigura sette individui: Marten e Naizora in atteggiamenti affettuosi, un prete di Sol con il Primo Raggio al collo, i genitori di Mirtorin entrambi mascherati e una figura incappucciata con in volto una maschera di Somnius. Le speculazioni si moltiplicano: il prete potrebbe essere Padre Veon, la figura oscura il Collezionista stesso, o forse Somnius in persona.
Il viaggio riprende fino a una grande grotta che in passato aveva ospitato la base operativa della rivoluzione. Palafitte arrugginite, barili marci e giacigli in disuso raccontano un tempo lontano, eppure un’atmosfera cupa e inquietante permea l’aria. L’impressione si materializza subito in pericolo: dai piani rialzati emergono quelle che sembrano dapprima orsogufi, ma che si rivelano essere bestie immonde il cui corpo è cosparso di volti di pietra. Le maschere di Somnius le hanno trasformate in abomini. Poco dopo compaiono due umanoidi dalle braccia fuse con aculei simili a siringhe, con un serbatoio di sangue fatato sulle spalle. Reclamano Lady V., rendendo palese che qualcuno alla Gendarmeria ha tradito il gruppo. Gli aculei dei due sono chiaramente la fonte dell’infezione delle bestie.
Ha inizio una battaglia disperata. Reynard sfiora la morte definitiva e viene infettato da un Nodulo Noeterico di Somnius. Gli incantesimi di luce di Armesh e le stoccate di Mirtorin abbattono uno ad uno gli orsogufi corrotti. Nil, con la sua mira prodigiosa, rompe uno dei serbatoi sulle spalle di un umanoide, rendendolo quasi inerme. Mirtorin, con le rinnovate abilità da spadaccino ereditate da Kaelian, colpisce con veemenza i nemici mentre Gideon cerca di portare in salvo il fratello. Alla fine anche i due umanoidi vengono sconfitti. Il bilancio è drammatico: ogni membro delle Albe Alate è allo stremo e Reynard giace morto a terra, il corpo trafitto dagli aculei noeterici.
Il gruppo si prepara a far rivivere il compagno e a combattere la maschera che lo ha posseduto. Armesh e Nil officiano l’esorcismo: dal corpo inerte di Reynard emerge la creatura vermiforme. Pochi colpi bastano a distruggerla, riportando in vita il warlock, scosso ma vivo. Il gruppo comprende che il tempo stringe: devono raggiungere Rokran prima che un’altra imboscata li travolga.
Le Albe Alate giungono finalmente al Grande Albero di Rokran. Scortati nelle profondità delle radici, Lady V. viene imprigionata dalle guardie Eladrin mentre il gruppo viene condotto al Concilio degli Alti Rami. Ad attenderli i quattro del concilio: Aranor d’Inverno, Eryndor d’Autunno, Celariel di Primavera ed Eithneàn d’Estate, la madre di Mirtorin. Riuniti attorno a un enorme Sybhilantur, i quattro accolgono le Albe Alate. È Eithneàn a prendere per prima la parola: saluta il figlio con un sorriso malinconico e poi gli altri. I convenevoli scorrono rapidi e, evocato un involucro magico, il frammento del Radiunir viene consegnato a Nil.
La vicinanza con il potente Sybhilantur degli Alti Rami di Rokran scatena nel giovane Nil frammenti di ricordi sepolti. Nato nel ventre di una nave pirata, rivede la madre che lo cullava mentre fuori imperversava una battaglia. Una voce intimava alla donna di alzarsi in fretta, chiamandola Isabella de la Torre; ma lei, troppo malconcia, cedeva il piccolo a degli sconosciuti. Nil apprende così la propria discendenza con i De la Torre, famiglia cui appartengono anche i primi discepoli di Somnius e, con ogni probabilità, il Collezionista stesso. Informa i presenti di quanto visto, e i quattro del concilio parlano dei De la Torre, noti in passato per possedere un vigneto con una vite fatata.
La visione di Nil non è casuale. Eithneàn aggiunge nuovi dettagli: il frammento del Radiunir proviene dal villaggio di Bârlogul ed è apparso misteriosamente nell’accampamento di una pattuglia scout. Il villaggio è ora popolato di non-morti e avvolto da una perenne tempesta di sabbia che lo occulta quasi del tutto. L’Eladrin racconta la storia del luogo: fondato da Ingerul in persona, ospita il Mausoleo dove riposano i suoi sei capitani — Tobren Halvek detto l’Occhio del Porto, la dama Seresa Vhal detta la Leonessa delle Mura, Alaric Senn il Pastore della Luce, Yersin Doren il Giudice di Ferro, Grigore Albu le Zanne del Leone e Garruk Solferro il Martello dell’Aurora. Questi, insieme a Leu Ingerul, componevano l’Ordine dei Leoni del Sole Ruggente. Per ragioni ancora oscure, il Collezionista ha preso di mira il villaggio, trasformandone gli abitanti in non-morti. È chiaro a tutti che il suo potere sta crescendo, e le sue mire sono diventate una priorità urgente.
Eithneàn chiede quindi l’intervento delle Albe Alate a Bârlogul, segnalando che una lieve aura di fede persiste nel villaggio, sebbene la sua fonte sia ancora sconosciuta. Prima di congedarsi, invita il gruppo a cogliere un frutto del Pesco dell’Eternità, una pianta che cresce sull’Albero di Rokran e produce frutti del ristoro preziosi per affrontare le aride terre della Piana degli Estinti. Raccolto il frutto, tutti vengono scortati nelle loro camere tra gli Alti Rami.
La forte influenza del Sybhilantur scatena in ognuno un tumulto diverso. Mirtorin prova disagio e rammarico per i tentativi falliti di stabilire un legame con la madre. Armesh e Gideon, portatori degli artefatti concessi per aver difeso Emnotork dai caduti di Amniax, ricevono il contatto di due entità del passato: esse raccontano come la discesa di Amniax pose fine alle loro vite e che le loro anime frammentate furono racchiuse da un’entità superiore persino agli dèi, fatta di carne e metallo. La visione lascia in entrambi un senso di profonda inquietudine. Reynard, infine, tenta di entrare in sintonia con la cicatrice lasciatangli da Eithneàn durante l’assedio alla magione di Garrok, un marchio attraverso cui la Radiosa stessa può stabilire un contatto. Sfruttando l’influenza del Sybhilantur, il warlock prova a contattare la sua patrona. Con grande stupore il tentativo ha successo, seppur in modo limitato: Reynard le comunica quanto scoperto negli ultimi mesi. Una delle informazioni, però, sortisce un effetto inaspettato. Nel momento in cui Reynard menziona l’Eudemonia, per un interminabile secondo la presenza del sortilegio sembra svanire. Le Albe Alate sanno che per quell’istante gli dèi hanno potuto osservare i loro volti, e questo pone una grande incognita sul loro futuro.
Giunge l’alba e il gruppo decide di richiamare gli ippogrifi e partire. La prima meta è il Faro della Vedova, dove risiede l’Ottico. Dopo aver appreso la capacità del Primo Raggio di esorcizzare chi è afflitto da un Nodulo Corale di Somnius, le Albe Alate decidono di liberare il tecnomante e verificare lo stato di avanzamento del vascello affidatogli.
Giunti al faro, l’Ottico li accoglie con calore. Il gruppo dà avvio all’esorcismo, che ha pieno successo: dal corpo del tecnomante, oramai permanentemente sfigurato dai propri esperimenti, viene liberato il Nodulo Corale. L’Ottico ringrazia il gruppo per averlo sottratto all’incessante sete di sangue fatato che il parassita gli imponeva. Mostra quindi alle Albe Alate l’imbarcazione completata e promette di redigere per loro un tomo di istruzioni per manovrarla con successo.
Soddisfatte e con un alleato in più, le Albe Alate ripartono verso Mesa Negra per fare rifornimento in vista del lungo viaggio verso la Piana degli Estinti. Ultimato l’approvvigionamento, il gruppo risale sulle proprie bestie alate e si dirige verso il Deserto di Velen. Il volo è tranquillo ma il sole del deserto è impietoso. Dopo quasi tre giorni di percorso giungono infine alla Piana degli Estinti.
Come anticipato dagli Eladrin, il villaggio di Bârlogul è quasi invisibile: un grande tifone di sabbia lo avvolge e lo occulta alla vista. Le Albe Alate sono costrette ad atterrare e procedere a piedi. Poche ore di cammino e raggiungono ciò che resta delle porte di Bârlogul: grossi massi estranei hanno distrutto le mura, e dell’ingresso rimane solo un cumulo di detriti sommersi dalla sabbia.
Il gruppo avanza. Davanti ai loro occhi si staglia una creatura alta come un edificio: priva di occhi, con una grande bocca dentata, il corpo ricoperto di fasce che sembrano tenere insieme tanti frammenti diversi. Sulle spalle emergono maschere di pietra e sulla schiena brandelli di mantelli sovrapposti ne formano uno solo. La creatura è intenta a frantumare un edificio e a mangiarne le pareti. Le Albe Alate decidono di evitare lo scontro diretto e, trovata una fessura tra le mura crollate, si infilano nel villaggio.
Inizia una lenta esplorazione, cercando di individuare la fonte dell’energia sacra segnalata dagli Eladrin e di trovare eventuali superstiti. Tra le macerie emerge un piccolo ditale con delle iniziali incise, oggetto che tra tutti attira immediatamente l’attenzione del gruppo. Poco dopo una forma umanoide si para davanti a loro: dapprima sembra un anziano, ma diviene subito chiaro che si tratta di un non-morto, un corpo avvizzito dalla sabbia e dal vento. La figura non sembra ostile: si avvicina muovendo ciò che rimane della bocca e chiede semplicemente il proprio nome.
Il gruppo cerca invano di comunicare con il non-morto, continuando l’esplorazione e schivando l’enorme aberrazione. All’interno di una struttura rinvengono un rosario in legno di Sol. Nel frattempo la creatura aberrante, come in un rigurgito, fa piovere rocce dalla bocca sfiorando il gruppo e schiacciando un non-morto che, come nulla fosse, si ricompone. Ad un tratto un altro essere scheletrico si avvicina, questa volta un bambino: più loquace degli altri, oltre al proprio nome riesce a comunicare in modo basilare con il gruppo, fornendo indicazioni sufficienti a trovare la via per il tempio di Sol.
Giunti al tempio, un altro non-morto si para davanti a loro: goffo, grasso e baffuto, implora anch’esso di ricordare il proprio nome e accenna al suo lavoro di locandiere. All’interno del tempio diroccato di Sol il gruppo rinviene una stele di preghiera; poco fuori, dopo una breve esplorazione, un altro rosario di legno. Convinti che quegli oggetti siano significativi, le Albe Alate decidono di utilizzare il Sybhilantur per ricavarne informazioni.
I frammenti che emergono dagli oggetti sono pochi ma eloquenti: il ditale sembra essere stato usato in passato per ricucire il mantello di un paladino, mentre la stele di preghiera veniva impiegata per insegnare la venerazione di Sol a un bambino. Con pochi indizi ma una connessione sempre più chiara tra questi oggetti e la popolazione smemorata di non-morti, il gruppo prosegue l’esplorazione tra le rovine di una locanda. Trovano un mazzo di chiavi con l’incisione “Locanda Portosole” e decidono di consegnarle al non-morto dai lunghi baffi.
Il gesto produce un effetto straordinario. Come risvegliato da un sonno profondo, il non-morto inizia a parlare e si presenta: il suo nome è Dagan Solferro, fratello maggiore del paladino Garruk Solferro dei Leoni del Sole Ruggente. Sebbene le sue membra abbiano ormai il colore della sabbia e siano frammentate come le mura del villaggio, la sua voce è squillante e pronta a raccontare la sua storia. Le Albe Alate si preparano ad ascoltare.
PNG incontrati o menzionati nella sessione
Lady V. – Drow alchimista legata agli studi sul sangue fatato. Interrogata dalle Albe Alate, rivela il legame tra Don Gaspar e il Collezionista.
Daynore Balançoire – Sovraintendente della Gendarmeria di Mesa Negra. Suggerisce al gruppo di scortare Lady V. attraverso i passaggi sotterranei.
Plissken – Gnoll con una benda sull’occhio, inquilino fisso della magione delle Albe Alate.
Rayon Clausor – Attuale leader delle Albe Alate. Mostra al gruppo il sottopassaggio segreto nella cantina della magione.
Aranor d’Inverno – Membro del Concilio degli Alti Rami di Rokran.
Eryndor d’Autunno – Membro del Concilio degli Alti Rami di Rokran.
Celariel di Primavera – Membro del Concilio degli Alti Rami di Rokran.
Eithneàn d’Estate – Madre di Mirtorin e nobile degli Alti Rami di Rokran. Consegna il frammento del Radiunir a Nil e aggiorna il gruppo sulla situazione di Bârlogul.
Isabella de la Torre – Madre biologica di Nil, citata nella visione del Sybhilantur. Appartiene alla famiglia De la Torre, legata ai discepoli di Somnius.
Noduli Noeterici di Somnius – Aberrazioni psichiche parassitarie usate dai servitori del Collezionista per infettare bestie e umanoidi.
L’Ottico – Tecnomante del Faro della Vedova, permanentemente sfigurato dai propri esperimenti. Liberato dal Nodulo Corale di Somnius dalle Albe Alate, consegna loro il vascello completato.
La Grande Aberrazione – Creatura colossale priva di occhi che infesta Bârlogul, ricoperta di maschere di pietra e frammenti di mantelli. Devora le strutture del villaggio.
Il Non-morto Anziano – Abitante di Bârlogul ridotto a non-morto, incapace di ricordare il proprio nome. Si avvicina al gruppo in modo apparentemente pacifico.
Il Non-morto Bambino – Piccolo abitante di Bârlogul ridotto a non-morto. Più comunicativo degli altri, aiuta il gruppo a trovare il Tempio di Sol.
Dagan Solferro – Locandiere di Bârlogul e fratello maggiore del paladino Garruk Solferro dei Leoni del Sole Ruggente. Recuperata la memoria grazie alle chiavi della sua locanda, si prepara a raccontare la propria storia.