Indice del Diario:
Andrea K., nel ruolo di Miele il bardo con problemi di personalità
Jacopo F., nel ruolo di Veiron Scuraluce, warlock gnomo con tendenze piromani
Jacopo Quello Vero, nel ruolo di Batholomeow Coghsworth, artefice e mago, detto Orograsso
Letizia D. nel ruolo di Nishu la letale duellante, che non apprezza le persone basse
Davide C. nel ruolo di Thurdek, berserk nano, combattente esperto e feroce
La ballata del Conestabile:
Ondate di nebbia sul suolo sprofondato, dove l’antico forte dal tempo è rintanato, ascoltate la storia di cinque campioni, tra lame, spettri, fiamme e illusioni. Sulle corde arpeggia Miele, il bardo cantore, mille volti in un corpo e mille anime in cuore, con la mente divisa ma il passo sicuro, guida il canto nel buio di quel luogo oscuro. Accanto a lui salta, con riso sfacciato, Veiron Scuraluce, lo gnomo stregato: ha un patto col buio e un’insana passione, veder tutto in fiamme è la sua vocazione. Poi avanza il sapiente, la mente e l’ingegno, Batholomeow, di stima ben degno. Silenziosa e letale, nell’ombra contratta, si muove Nishu, che mai si ricatta, duellante suprema, dal colpo preciso, porta la morte con un freddo sorriso. E a chiudere il fronte, ruggendo alla luna, c’è Thurdek il nano, che non ha paura, berserk feroce, guerriero temprato, col sangue agli occhi ha il ferro impugnato.
Nel cuore del forte, sospeso nel tempo, un chierico prega sfidando il tormento: è il Sognatore, dallo strano potere, che i cinque han giurato di proteggere a dovere. Dalle crepe del muro, dal fango profondo, emergono spettri di un altro mondo, e alla loro testa, con l’armatura di gelo, avanza il Conestabile, terrore del cielo. Un cavaliere fantasma, reietto e dannato, che vuole quel chierico morto e spezzato. Ma Thurdek ruggisce e brandisce l’accetta, Nishu colpisce con furia saetta, Orograsso lancia brividi d’arcano, mentre Miele confonde il nemico lontano. “Sorgete, o spiriti!” grida il bardo nella tempesta, e dal nulla compaiono fieri lupi spettrali, nobili guardiani dai morsi immortali.
Poi Veiron ridacchia, lo sguardo d’ossidiana, scatena la forza della dote profana: fiamme nere d’abisso ed inferno avvolgono il Conestabile nel cerchio terno. Brucia il fantasma, diventa cenere e fumo, ma il male del forte non ha mai digiuno: risorge il cavaliere, ritorna dal niente, ma la lama di Nishu lo trafigge furente. Ancora le fiamme, ancora quel fuoco, per Veiron la morte è solo un bel gioco; cade il Conestabile e ancora rinasce, ma l’acciaio di Thurdek le membra gli sfasce. Cento volte caduto, cento volte bruciato, il cavaliere infine il passo ha pigliato. Il Sognatore è salvo, la notte è svanita, la ballata dei cinque è appena fiorita: bevete alla salute di chi non ha tremato, nel forte sommerso che il tempo ha ingoiato!