La Chiacchiera del Vicolo,
Emnotork, Miraggi di Velen meridionali,
Reame Boscoso dei Shevarà,
La via Velata della Zona proibita,
da qualche parte a due giorni di viaggio da Silen’mör.
Estratto da – Cronache di Velen: tra Miraggi e Frammenti –
Manoscritto redatto ad opera di :

detto “Ermellino”
il più famoso bardo di tutta Emnotork,
Eroe dei Miraggi di Velen,
Scrittore di Eroi e Leggende
…carissimi affezionati,
avevamo lasciato i nostri amici alle prese con un Cumulo strisciante e qualche arbusto maligno, rammentate? Ebbene, lo scontro proseguì piuttosto rapidamente e la Compagnia di Mirath Almèris eliminò gli ultimi nemici rimasti senza troppe difficoltà.
Dopo aver ripreso fiato – Bashir ne approfittò per recuperare sette spine dai resti del Cumulo, mi ha chiesto di precisarlo nel racconto anche se non ho capito il perché – si rimisero in marcia. La Via Velata non era altro che una antica strada circondata da alberi e fitta vegetazione. Più avanzavano e più i nostri amici si rendevano conto di quanto l’ambiente attorno ad essi cambiasse. La vegetazione si faceva più fitta impedendo alla luce del sole di illuminare, costringendo di fatto i nostri eroi ad avanzare in una penombra crepuscolare ma non era solo questo ciò che rendeva inquietante quella parte della foresta. Gli alberi sembravano morti e deformi, la vegetazione pareva alterata ed una strana resina nera colava di tanto in tanto da qualche cipollatura bitorzoluta che sporgeva qua e là da qualche tronco.
Ad un certo punto, mentre proseguivano lungo in tratto che li costrinse ad avanzare in ranghi da due – circondati da alberi secchi dalle fronde ispide e i tronchi contorti – notarono il corpo di un elfo completamente assiccato, calcificato e parzialmente fuso con il tronco di un albero. Dagli occhi, il naso, la bocca e le orecchie colava una resina nera e densa. Qualche occhio si apriva dalle cipollature bitorzolute scrutando i nostri amici che nel frattempo cercavano di domandarsi chi o cosa potesse aver ridotto in quello stato quel povero elfo. Ai suoi piedi giaceva una spilletta; era uno degli elfi che stavano cercando, purtroppo deceduto. Una sinistra voce asessuata iniziò a sibilare nella testa dei nostri eroi. Amwe, Altea e persino Milos iniziarono a soggiogare sotto la volontà di quella voce che sussurrava nelle loro menti parole sinistre, così come insinuava nei loro animi emozioni e pensieri colmi d’invidia. I loro occhi erano diventati neri e le loro espressioni mutarono in una maschera di malignità che fece inorridire gli altri compagni, in particolare Hyperion e Norgal. Bashir si gettò a terra iniziando a pregare Sol affinché tenesse lontano dalla sua mente quella voce sinistra. Le parole di Hyperion e Norgal ebbero in qualche modo effetto. Amwe riuscì a riprendersi. Altea e Milos rimasero molto spossati ma, seppur indeboliti, riuscirono anche loro a riprendersi abbastanza da permettere alla stregona di avvalersi dei suoi poteri psionici e calmare gli animi dei presenti.
Successivamente il gruppo proseguì e dopo un paio di chilometri giunsero presso un grande albero. Un volto femminile fuoriusciva dall’albero. Le sue parole erano infauste, colme di cattivi presagi. Chiunque parlasse attraverso queste manifestazioni di corruzione era chiaro che stesse cercando di penetrare l’anima dei nostri amici e soggiogarli in qualche modo. Più avanzavano, più i nostri eroi potevano contemplare come la corruzione rendesse quel luogo buio e maligno. Le colate di resina nera dagli alberi divenivano sempre più frequenti, arrivando spesso ad ammucchiarsi in pozzanghere ribollenti tra le radici che si insinuavano nel terreno.
Qui, trovarono un altro elfo. Il suo corpo era avvolto in un groviglio di rami e arbusti che lo tenevano sospeso un paio di metri, fuso con il tronco centrale. Nell’avvicinarsi, i nostri amici notarono come egli apparisse pallido, esangue e con gli occhi serrati. Era vivo? Morto? Difficile dirlo. Il volto femminile parlò.
«Venite. Venite e perite. Raggiungetela e Saziatela.».
Amwe usò la sua magia per cercare di imporre un Comando verbale al volto che fuoriusciva dall’albero, senza però ottenere risultati.
«Ricordate cos’abbiamo affrontato finora. Ricordate ogni prova che questo Cammino ci ha messo dinnanzi. Ricordate come si è evoluto e cos’abbiamo dovuto fare per superarle. Nulla è ciò che sembra», disse Norgal in quel momento. Hyperion ebbe allora un’intuizione.
«Bashir», disse chiamando il ranger, «porta qui la terza chiave di Sol. Osserviamo l’albero e l’elfo attraverso lo specchio.».
L’intuizione era giusta. Lo specchio rivelò la realtà delle cose svelando un corpo morto, avvolto in tentacoli di pura oscurità solida e senziente. Ai suoi piedi giaceva una spilletta. Hyperion ebbe l’istinto di raccoglierla ma Norgal lo fermò, «No. Non cadiamo nel tranello. Vuole ingannarci. Qualunque cosa si annidi qui, sta cercando in tutti i modi di ingannarci. Lasciamo che sia la fede a guidarci», disse il chierico per poi voltarsi verso Amelia, «pensaci tu.». La stregona usò la sua magia per evocare una mano magica ed usarla per recuperare la spilla. Il corpo dell’elfo mutò di aspetto mostrando le sue reali sembianze cadaveriche ed essiccate. Si protese in avanti tentando di afferrare il vuoto prima di dissolversi in una nube nera.
Poco dopo, i nostri amici proseguirono trovando un altro albero con un elfo intrappolato in un groviglio di arbusti. Lo specchio di Sol rivelò che l’elfo era ancora vivo e che bisognava in qualche modo liberarlo.
«Qualcosa legato alle tenebre vive qui», considerò Norgal, «e solo la Luce può allontanare il buio.». Così il chierico invocò la Luce diurna toccando la spilletta attaccata agli abiti dell’elfo prigioniero. Non appena la spilla iniziò a brillare come il sole, il groviglio che imprigionava l’elfo si vaporizzò e così tutto ciò che era corrotto attorno a loro. In un raggio di quasi venti metri, i nostri amici rimasero stupefatti nel vedere come la luce diurna avesse ripristinato quella parte di foresta al suo antico splendore, spazzando via di fatto ogni traccia di corruzione.
Quando l’elfo si risvegliò appariva scosso e confuso. Si chiamava Faelar ed era il fratello di Lethariel, colei che aveva scortato la Compagnia ai sobborghi della zona proibita, ricordate?
Faelar era terrorizzato e l’idea di proseguire, per di più disarmato, non lo stuzzicava affatto. Nessuno lo giudicò quando egli decise di tornare indietro, per riportar le spillette e far rapporto a Silen’mor. Per sicurezza Hyperion evocò la sua cavalcatura sacra sotto forma di mastino in modo che potesse accompagnarlo e scortarlo – lo ammetto, con una certa rimostranza da parte di Thamior che non aveva fatto altro che lamentarsi criticando ogni cosa per tutto il tempo – prima che i nostri amici si rimettessero in cammino. Poco dopo giunsero in una zona ancora più buia. Qui, la strada era costeggiata da lapidi di pietra e resti scheletrici. Una voce sinistra parlò nelle loro menti.
«Venite, bambini miei, Venite e giocate. Venite, figli del Buio ancestrale, venite e saziatevi».
Occhi bianchi si aprirono nell’oscurità. Ombre nere circondavano i nostri amici. Tra di esse, una era la più inquietante tra tuttti. Non era semplicemente un’Ombra, ma un Wraith, un necrospettro, una creatura non morta nata dall’oscurità, l’odio e la malvagità. C’è poco da dire, amici miei. I nostri eroi presero le armi in mano. Lo scontro era inevitabile…(Continua).
La Compagnia di Mirath Almèris:

Altea Sand,
Una giovane aspirante archeologa ossessionata dagli studi del leggendario Impero Dimenticato, la cui vita è stata segnata dall’attivazione involontaria di un Portale Magico interconnesso con i Mondi Esterni dell’Altrove. I poteri magici che ha sviluppato a seguito dell’esposizione dei venti cosmici fuoriusciti dal portale, rendendola una Mente aberrante, son divenuti una risorsa preziosa per le sue ricerche archeologiche future. Seppur ora desidera imparare a controllare e far evolvere i suoi poteri psionici, conserva dentro di sé il sogno di divenire un giorno archeologa come i suoi genitori.

Bashir “Ultimo falco”,
nato e cresciuto come un figlio delle Tribù del Deserto di Velen, ultimo superstite della sua tribù, sopravvissuto alle infestazioni della Prole del Grande Scorpione nonché al Grande Gelo, questo giovane Cacciatore è stato addestrato da uno degli Eroi dei Miraggi di Velen per sopravvivere nei territori desertici più ostili e combattere le creature che li popolano.

Hyperion Solkàris,
nato umano nella nobile famiglia dei Solkàris, dopo aver perso i genitori da infante ed esser stato adottato da suo zio, questo giovane nobile ha scoperto a 18 anni della sua natura angelica di Luminar quando la sua anima celestiale si è destata. Questo risveglio angelico ha fatto nascere in sé una profonda fede nei confronti di Sol, il Dio del Sole, al quale ha deciso di prestare giuramento combattendo come suo Paladino.

Amwë Miriel Vaëltharion,
Bardo degli Spiriti e nobile elfa Eladrin appartenente ad un antico casato di artisti e mecenati dell’altissima società di Silen’mör, la capitale magica del Reame Boscoso dei Shevarà. Guidata dalla saggezza degli spiriti, è alla costante ricerca di storie e fonti di sapere del presente, passato e futuro.

Milos Ondarossa,
un giovane guerriero con un passato militare, dopo aver perso suo padre si è trasferito a Minar Almèris e lavorare come vigilante. Come segno di gratitudine per essere stato accolto dalla famiglia Solkàris dopo la morte del padre, ha deciso di servire Lord Cassian con fedeltà e lealtà.
Alleati (PNG):

questo Elfo del Sole originario del Reame Boscoso dei Shevarà’zahàd si è trasferito a Mirath Almèris per divenire apprendista di suo zio, da cui ha appreso le arti arcane. Sapiente dedito alla tradizione arcana dell’Ordine degli Scribi, questo giovane mago è ossessionato dal raggiungimento della perfezione attraverso lo studio e la conoscenza.
