Edizione N° 43: Velalba non è più Perduta

Ritorno dall’Altrove

7 di Solipsta 1420

Gli eroi dell’Antro tornano dall’Altrove.

Emnotork

Editoriale a cura di Dyhair Delroy, inviato speciale del Giornale del Drago presso Numasor.

Per anni sono stati ignorati.
Troppo instabili per i regnanti, troppo indipendenti per le confraternite, troppo difficili da controllare per il mercato nero e perfino per il Giornale del Drago stesso.

Gli avventurieri dell’Antro degli Eroi erano considerati un fenomeno marginale. Compagnie irregolari, mercenari, disperati, idealisti e folli accomunati da una sola idea: smettere di vivere all’ombra dei grandi poteri del continente.

Questo li ha portati a volere una terra, un luogo loro, che avrebbe costretto i potenti a prenderli in considerazione.
Un nuovo inizio lontano dalle corti, dai draghi, dai maghi e dalle tasse imposte da nobili che non avevano mai impugnato una spada.

E forse proprio per questo sono stati facili da ingannare.

Fu il goliath incantatore Malakan a offrirgli la soluzione. Un portale.
Una strada verso est, verso territori inesplorati di Emnotork. Un’occasione per fondare finalmente qualcosa di autonomo.

Gli eroi più disperati o avventurosi accettarono. E scomparvero.

Per mesi il continente li credette morti. Alcuni parlavano di una fuga organizzata. Altri di un colpo di stato fallito. Taluni sostenevano perfino che l’Antro degli Eroi si fosse sciolto dopo l’ennesima contesa interna.

La verità era molto peggiore.

Mala Kan non li aveva condotti a est. Li aveva trascinati nell’Altrove.

Un’isola separata da Emnotork, scollegata dalla nostra realtà, immersa in una nebbia tossica e dominata da una maledizione antica quanto gli Anni Ignoti. Una terra che oggi conosciamo col nome di Velalba.

Lì gli avventurieri hanno combattuto per sopravvivere.

Nebbie capaci di alterare carne e mente. Creature chiamate “Deformi”. Interi territori in cui allontanarsi dal villaggio significava perdere lentamente la propria umanità. Eppure sono sopravvissuti.

Hanno costruito rifugi.
Hanno conquistato territori.
Hanno incontrato altri sopravvissuti impazziti dalla piaga — i cosiddetti Dissidenti — trasformando antichi nemici in alleati.

Nel cuore della tragedia hanno scoperto anche la verità su Kae’Zul:una creatura giunta dal Mare di Stelle oltre mille anni fa, responsabile della schiavitù della popolazione locale e dell’estrazione di enormi cristalli di mana condensato. Fu il tentativo disperato dei popoli dell’isola di ribellarsi a generare la piaga che per secoli ha divorato Velalba.

Kaezul era rimasto imprigionato nelle miniere.Gli eroi lo hanno liberato involontariamente.
E poi sconfitto.

La sua caduta ha indebolito la maledizione…ed è stato allora che Malakan ha deciso di mostrarsi.

Le testimonianze raccolte parlano di un goliath devoto a Dhamer, il folle aspirante dio sconfitto anni fa dagli stessi eroi dell’Antro durante le World Quest.
Malakan non cercava gloria.
Cercava vendetta.

Quando si rese conto che l’inganno con cui aveva portato gli eroi in una terra maledetta non era stato sufficiente a sterminarli, scese in campo in prima persona, usando un esercito di Simulacri creato per sterminare ciò che rimaneva degli avventurieri.

Ma ancora una volta fallì.

Con l’aiuto del tabaxi Lance e dei Dissidenti, gli eroi respinsero l’assalto e avanzarono nella foresta meridionale di Velalba, là dove Mala Kan stava tentando di corrompere definitivamente il territorio. Fu lì che avvenne la scoperta più inquietante: gli dei minori della regione — foresta, acqua, montagna e deserto — erano stati imprigionati.
Letteralmente incatenati all’interno della maledizione.

Liberarli significava spezzare il ciclo di Kaezul. Gli eroi ci riuscirono e Velalba venne infine liberata.

E ora viene la parte interessante, miei cari lettori, perché alcuni di loro hanno deciso di restare.

Sì, avete capito bene.

Esiste oggi una nuova comunità umana e avventuriera nell’ex terra maledetta dell’Altrove. Una colonia libera, lontana dai poteri tradizionali di Emnotork. Un luogo che potrebbe trasformarsi nel primo vero regno indipendente nato fuori dall’influenza diretta di draghi, maghi, imperi e culti religiosi.

Altri invece sono tornati. E non sono tornati a mani vuote.

Diverse fonti confermano che gli avventurieri abbiano portato con sé cristalli di mana condensato estratti dalle miniere di Kaezul. Materiali sconosciuti al nostro continente, capaci apparentemente di immagazzinare e stabilizzare enormi quantità di energia magica.

Ora… provate a indovinare chi ha già mostrato interesse.

Esatto. I tecnomanti.

Harkaris avrebbe già inviato emissari informali. Alcuni artefici di Pietra di Giada parlano apertamente di una possibile “nuova era della tecno-trama”. Taluni studiosi sostengono addirittura che questi cristalli possano sostituire parte dell’Arcanium utilizzato nei nuclei tecnomantici.

E questo cambia tutto.

Perché se i cristalli di Velalba possono davvero alimentare la tecnomanzia, allora la spedizione degli eroi dell’Antro potrebbe avere conseguenze enormi sul futuro di Emnotork.

Nuove armi.
Nuovi costrutti.
Nuove fonti energetiche.
Nuove guerre.

La Mano del Grano ha già definito i cristalli “semi dell’Altrove”. Alcuni druidi del Concilio della Terra chiedono quarantene immediate. Numasor invece osserva in silenzio, e quando Numasor tace significa sempre che sta studiando qualcosa.

Quanto al Drago-Concilio, nessuna dichiarazione ufficiale. Bracodonio continua a ignorare pubblicamente la questione, ma diversi draconici sono stati avvistati nei pressi delle rotte commerciali verso Velalba.

E questo basta a farmi capire una cosa.

Tutti fingono che Velalba sia una storia di sopravvivenza.
In realtà è una corsa alle risorse.

Gli eroi dell’Antro degli Eroi volevano soltanto una terra.
Forse senza rendersene conto hanno aperto una nuova frontiera politica, magica e tecnologica.

E come sempre accade nella storia di Emnotork…
quando qualcuno apre una porta, qualcun altro prova immediatamente a conquistarla.

Messaggi da Velalba (Westmarches)

Velalba

A seguito degli eventi che hanno segnato la fine della crisi legata alla Piaga e allo scontro con le forze di Malakan, diversi membri del gruppo di avventurieri noti per le imprese nell’altro mondo hanno deciso di stabilirsi temporaneamente a Velalba.

La città, oggi considerata uno dei pochi centri relativamente stabili dopo il passaggio delle devastazioni magiche, si è trasformata in un punto di raccolta inatteso per coloro che hanno attraversato miniere, deserti, foreste e realtà deformate dalla corruzione. Molti di loro, pur segnati dalle perdite e dalle trasformazioni subite durante il conflitto, hanno scelto di non proseguire immediatamente il proprio cammino, preferendo invece fermarsi e contribuire alla ricostruzione o semplicemente trovare un momento di quiete.

Tra questi figura Vulkan, che ha dichiarato di voler rimanere a Velalba “con più cicatrici di quando è arrivato”, aggiungendo di attendere nuove occasioni di combattimento, senza tuttavia rinunciare alla speranza di una pausa più lunga dal conflitto.

Anche Lance ha espresso una posizione più costruttiva e comunitaria, affermando che Velalba rappresenta un luogo sicuro e invitando chiunque abbia dubitato del gruppo a visitare la città, con la promessa di contribuire alla costruzione di “qualcosa di fantastico”.

Velas, invece, ha scelto il silenzio operativo, rimanendo stabilmente a Velalba e mantenendo vivo il ricordo di Rein, figura centrale per molti degli eventi recenti e ancora profondamente presente nella memoria del gruppo.

A queste presenze si aggiunge la figura del saggio Cain Zergu, anch’egli rimasto a Velalba, che ha offerto una lettura più contemplativa del destino del gruppo e del luogo stesso. Le sue parole sono state annotate da diversi cronisti come una chiave di interpretazione del nuovo assetto della città:
“A volte quello che si cerca si trova, ma non come ce lo si aspettava. Ho varcato le porte cercando un paradiso, ma ho trovato un purgatorio. Un purgatorio che ho vissuto appieno e che ho trasformato nel mio paradiso.”

Parallelamente, da Emnotork giungono segnalazioni sempre più insistenti riguardo al ritorno di una creatura gelatinosa nota come “Scotti”. Secondo le testimonianze raccolte, l’entità avrebbe apparentemente attraversato un processo di ricongiunzione, fondendosi nuovamente con una sua controparte rimasta separata in precedenza. La natura e le implicazioni di questo fenomeno restano poco chiare, ma alcuni studiosi parlano di un possibile riassetto di una forma di vita precedentemente divisa tra più piani o stati.

Queste testimonianze si inseriscono in un quadro più ampio di riorganizzazione e assestamento dopo la crisi, in cui ciascun sopravvissuto sembra confrontarsi con il proprio ruolo e con ciò che resta delle proprie convinzioni.

A chiudere simbolicamente questo momento è stata la voce di Maliath, figlia di Moliath, che ha riassunto l’esperienza del gruppo con parole destinate a rimanere impresse nelle cronache:

“Io sono Maliath figlia di Moliath, Maliath la sopravvissuta, Maliath dell’altro mondo.
Abbiamo combattuto i deformi mutati dalla piaga e li abbiamo sconfitti.
Abbiamo combattuto i dissidenti traviati dal nostro stesso inganno e sono persino diventata un t-rex per sconfiggere i nemici. Abbiamo dormito dentro il ventre putrido di un’aberrazione, facendoci contaminare dalla piaga. Abbiamo viaggiato tra miniere foreste, deserti, picchi montuosi e paludi. Siamo tornati vivi… o almeno molti di noi, non tutti.
C’era Spike con un’ossessione quasi fastidiosa per la musica.
C’era Balthazar il Cerusico con una particolare passione per lo spumorto e per le creature Preistoriche.
Lance un tipo tutto fusa e botte da orbi con un “amore un po’ tossico per dissidenti”.
C’era Cyrus… [ qui una piccola lacrima scende sulla guancia di Maliath, accompagnata da un sospiro].
E poi Velas dalla mira micidiale, ed anche Crustar, Cassian, Klaus, Vulcan, Jelly e Kaspar l’imbattibile.
C’era anche il coraggioso Rein che è riuscito a domare con le parole il drago Ezkellion, rovina delle Isole, divoratore degli innocenti, cavalcatura di Kae’Zul.
Già… Kae’Zul. Pensavamo che fosse lui il vero cattivo. Pensavamo che con lui fosse finita… e invece dovevamo ancora conoscere l’esistenza di Malakan, il mago dai Mille mille volti, tutti i freddi come la neve e come il suo cuore.
Ancora mi stupisco di come una creatura così abietta possa avere il mio stesso sangue goliath. È lui che mi ha preso in pieno con una pioggia di meteore, ma grazie ai miei compagni sono ancora qui per raccontarlo.
Mi vengono in mente le parole di un grande saggio:
“quando si agita la spada è brutta… ma è solo felice di vederti”

Eravamo vivi. Questo dovrebbe bastare. (Westmarches)

Velalba


Intervista esclusiva a Balthazar, mago dell’Antro degli Eroi, reduce da quattordici mesi di assenza inspiegabile.
di Pip Sgranacchio, redattore investigativo

La sala è piccola e odora di resina. Balthazar siede come se il tempo non lo riguardasse — gambe accavallate, sguardo rivolto da qualche parte oltre la finestra. Non mi ha offerto da bere. Non ha sorriso. Quando tiro fuori carta e penna, mi guarda come si guarda una mosca che ronza: presente, irrilevante.
Comincio.

Sgranacchio: Balthazar. Quattordici mesi. Nessuna notizia, nessun segno. Dove eravate?
Balthazar: Lontano. Se volete qualcosa di più preciso, vi costerà almeno un altro quarto d’ora del mio tempo.
S: Sono qui apposta.


B: Splendido. Velalba. Un villaggio vuoto in un mondo piagato, con una nebbia viola che ammazza chiunque la tocchi e creature che probabilmente non figurano in nessun tomo che abbiate mai sfogliato. State scrivendo?
S: (sto scrivendo) Sostenete di essere stati su un piano diverso da Emnotork.
B: No, sostengo di averci vissuto per quattordici mesi. C’è differenza. “Sostenere” implica che ci sia qualcosa da dimostrare.
S: E come ci siete finiti?
B: Malakan. Un Goliath. Incantatore di talento non trascurabile e di principi morali… flessibili.
S: Flessibili.
B: Era il tipo che ti guarda negli occhi mentre ti manda su un piano sbagliato. Charme naturale.
S: Quindi vi ha traditi.
B: (con tono di chi spiega qualcosa a un bambino) Siamo entrati nel cerchio arcano diretti a Nimmerthal. Siamo usciti in un mondo marcio senza portale di ritorno, con una piaga invisibile che consumava lentamente chiunque si allontanasse troppo dal villaggio. Voi come lo chiamereste?
S: Capisco. E Malakan alla fine?
B: Morto.
S: Da voi?
B: No, da solo. Si è stancato. (vi guarda) Sì, da noi. Ovviamente.
S: Chi era con voi?
B: (una pausa, come se stesse decidendo quanto essere generoso) Cinque. Contando me, il che è già una concessione. Maliath — una che ancora oggi mi fa considerevolmente più paura di Malakan, e questo dovrebbe dirvi tutto su Malakan. Ha preso in pieno una Pioggia di Meteore e ha continuato a combattere come se qualcuno le avesse fatto uno sgarro minore. Non so cosa ci sia dentro quella donna. Non voglio saperlo. Poi c’era Lance — un gatto, sì, avete capito bene, potete rileggere quanto volete, non cambia — che a Velalba è persino riuscito a fare carriera politica. Non male per qualcuno la cui igiene personale prevede la lingua. Ha tenuto il silenzio magico nel momento esatto in cui serviva, il che ci ha salvato la vita a tutti. Caspar, un elfo scuro. Incazzato in modo strutturale, letale in proporzione. Il tipo che non spreca parole perché le parole gli sembrano già una perdita di tempo. E infine Vulkan — lo sfregiato. La cosa più grande dotata di parola che abbia mai incontrato in vita mia. (pausa) E la mia vita, a questo punto, ha un campionario piuttosto vario.
S: Notevole compagnia.
B: Notevole eufemismo.
S: E come avete sconfitto Malakan?
B: È sceso dal cielo con una Pioggia di Meteore. Come saluto. Aveva due simulacri, la sua invisibilità, e presumibilmente un piano che riteneva infallibile. (pausa) Non lo era.
S: Com’è andata nello specifico?
B: Ho passato un minuto in ginocchio ai suoi piedi a supplicare pietà.
S: (alza un sopracciglio) Davvero.
B: È stata la parte più faticosa. Non sono abituato alla postura.
S: E poi?
B: Misty step. Muro di forza. Ho chiuso lui e Caspar dentro un cubo di forza — pareti invisibili, nessuna via d’uscita. Poi il gatto gli ha tolto le parole. (pausa) Un Arcimago senza voce è solo un vecchio arrogante con un bastone costoso. (scrollata di spalle) Maliath e Vulkan avevano già fatto a pezzi i due simulacri del quasi “fu” Arcimago. Finalmente potevo smettere di recitare. Caspar ha fatto quello che fa Caspar. Fine.
S: Quindi avete finto di arrendervi per guadagnare posizione.
B: Ho aspettato. Le ginocchia sul pavimento erano un dettaglio scenografico.
S: Balthazar, il Giornale del Drago in passato ha scelto di non pubblicare certi resoconti sugli Eroi dell’Antro, per ragioni —
B: Politiche.
S: — editoriali. E quello che mi state raccontando oggi è, oggettivamente, molto difficile da —
B: Da credere?
S: Da verificare.
B: (sorride, finalmente, ma non è un sorriso caldo) Sgranacchio. Voi lavorate per un giornale che ha ignorato la sconfitta di Dhamer perché i vincitori erano scomodi. E ora siete seduto qui a chiedermi le prove di un piano alternativo. Capisco la posizione. È coerente, almeno.
S: Non ho detto che non vi credo.
B: No. Avete detto che non potete verificare. È peggio.
S: Avete perso qualcuno, in quei quattordici mesi?
B: (la prima vera pausa dell’intervista) Sì.
S: Volete parlarne?
B: No. (pausa) Anzi sì. Glielo devo.

B: Rein. Un ragazzino. Stregone. Il tipo di persona che non dovrebbe esistere in un posto come Velalba — troppo giovane, troppo luminoso per quella nebbia. (pausa) Ha ucciso Kae’Zul.
S: Kae’Zul.. Il cavalca-dracolich. Quello di cui circolano voci —
B: Non sono voci. Era reale. Un distruttore di mondi, nel senso più letterale del termine. E Rein lo ha polverizzato. (una pausa breve) Polverizzandosi.
(in silenzio)
B: Se credessi agli eroi — e non ci credo particolarmente — lui potrebbe essere considerato tale.
S: Cosa farete adesso?
B: (una pausa. Per la prima volta sembra quasi considerare la domanda sul serio) Ho passato anni a studiare la morte. A catalogarla, a chiamarla, a trattarla come una collezione. (pausa) Velalba mi ha insegnato che la morte non è un’area di studio. È solo quello che succede quando smetti di fare altro. Quindi farò altro. Cose vive. Rumorose. Probabilmente sciocche. (verso la porta) Ho odiato l’inverno per tutta la vita. Andrò al caldo — a Mesa Negra. (si volta un momento) Produrrò vino. Si chiamerà Spumorto. (pausa) No, non è un caso.

(Esce. La porta non sbatte. È quasi peggio.)

Il Mistero del Cesto di Vimini (GDR 14, 9)

Città di Stagno

Quella che doveva essere una normale mattinata di contrattazioni e depositi presso il Grande Istituto di Credito di Porta Ferrosa si è rapidamente trasformata nel caso più assurdo degli ultimi anni. La banca, considerata da molti il luogo più sicuro di tutta Città di Stagno, è stata infatti vittima di una rapina tanto audace quanto inspiegabile.

A guidare le indagini è l’agente Rupert Langstrom, investigatore noto per il proprio rigore metodico e per la scarsa tolleranza verso superstizioni e ciarlatanerie. Eppure, proprio Langstrom si troverebbe ora costretto a confrontarsi con prove che sfidano ogni logica conosciuta.

Secondo indiscrezioni trapelate dagli ambienti della Guardia Civica, numerosi testimoni avrebbero descritto un individuo anonimo, mentre alcune tracce rinvenute sulla scena sembrerebbero inspiegabilmente ricondurre… a un comune cestino di vimini.

Le autorità non hanno confermato ufficialmente tali informazioni, ma il silenzio degli inquirenti ha alimentato un’ondata di speculazioni che ormai attraversa ogni quartiere della città. Tra taverne, mercati e piazze pubbliche non si parla d’altro che del cosiddetto “Bandito di Vimini”.

La vicenda giunge inoltre in un momento estremamente delicato per gli equilibri politici cittadini. Le recenti dimissioni dei consiglieri Caelyx Mcgear e Gorot Radir hanno infatti lasciato vacanti due seggi del consiglio, alimentando discussioni sempre più accese sul futuro di Città di Stagno.

Pur non essendo state annunciate elezioni ufficiali, una parte crescente della popolazione sembra già schierarsi attorno a due figure emergenti: da un lato Barium, officiante di Weinal distintosi recentemente durante gli scontri contro i Caduti di Amniax e sostenitore di una politica più vicina ai bisogni del popolo; dall’altro Anneo Cavallo, figura più pragmatica e controversa, attorno alla quale continuano a rincorrersi voci e sospetti legati proprio alla rapina di Porta Ferrosa.

Per ora nessuna accusa formale è stata avanzata contro Cavallo, indicato soltanto come persona informata sui fatti. Nel frattempo, Rupert Langstrom continua le indagini.

Misterioso Omicidio a Latavia (GDR 83)

Latavia

Che Latavia sia una città divisa e divisiva è risaputo. Sede di una delle prigioni più dure, dove i prigionieri vengono mandati ai lavori forzati in miniera ma anche sede di una nobiltà che mantiene l’equilibrio e si spartisce il potere. Fa tristemente poca notizia quando avviene qualche crimine nella cerchia esterna, quella meno ambiente, tuttavia poche volte i crimini coinvolgono la classe nobiliare e, cosa ancora più rara, li coinvolgono nella cinta muraria esterna. La nobile Erica Delessy, una delle più promettenti giovani donne della famiglia nobiliare tra le più importanti della città, sembra sia stata brutalmente assassinata all’esterno delle mura che separano la parte nobiliare della città da quella popolare. Il capo delle guardie ha così dichiarato: “Non ho mai visto tanta violenza su un corpo. Ciò che è ancora più sconvolgente è che la giovane Erica non fosse una sprovveduta ma una combattente di grande livello. Stiamo facendo il possibile per trovare i colpevoli.”
La famiglia Delessy si è per ora astenuta da dichiarazioni, ma fonti vicine dicono che siano sconvolti e inorriditi. La caccia all’uomo è già cominciata.

L’ultima battaglia dell’Irriducibile Legione (GDR 15)

Emnotork

Dalle cronache di Emnothork emerge un racconto che oscilla tra storia e mito, inciso ormai nella memoria collettiva come uno dei momenti più critici dell’era recente: il confronto con l’entità abissale nota come Omegran. Al centro di questi eventi si staglia il nome dell’Irriducibile Legione, un gruppo di avventurieri che, contro ogni pronostico, ha sfidato una forza capace di piegare realtà e volontà.

Le indagini della Legione ebbero inizio quando emerse una verità inquietante: Omegran stava sfruttando l’arrivo degli Amniax per estendere il proprio dominio oltre i confini del Mare Sotterraneo. Non più confinato negli abissi, il suo potere minacciava di riversarsi sulla superficie, alterando equilibri millenari. Fu grazie alla scoperta dell’esistenza dei sette Sigilli del Firmamento, reliquie di origine celestiale in grado di imprigionare entità di tale portata.

Il loro cammino li condusse dapprima nella Foresta della Vita, dove intervennero per salvare un antico Matusalemme, ormai corrotto da forze oscure. La guarigione dell’essere non fu soltanto un atto di misericordia, ma un primo passo verso la comprensione della portata della corruzione che si stava diffondendo. Seguendo le tracce del drow Mizur Drota, la Legione giunse infine a Synistas, cuore pulsante di intrighi e tensioni.

Qui scoprirono un complotto volto a rovesciare il Re Ragno e a favorire un rituale di evocazione legato a Omegran. Con l’aiuto della famiglia De Conti, da tempo alleata della Legione, gli avventurieri si addentrarono nelle profondità della città. Fu lì, tra altari profanati e sussurri antichi, che affrontarono e uccisero Mizur Drota in uno scontro feroce. Il rituale fu interrotto, la popolazione salvata e la vita del re Tritone Malvar preservata, ma la minaccia tutt’altro che conclusa.

Le gesta della Legione non passarono inosservate. Il Re Ragno iniziò a osservare con crescente interesse quel gruppo di eroi, offrendo loro accesso a una vasta rete di informazioni, ad un altrettanto alto costo. Grazie a queste risorse, la ricerca dei sigilli proseguì.

Fu però un evento personale a spingere la Legione verso una delle imprese più ardite: il rapimento del figlio di due membri del gruppo da parte dell’arcidiavolo Asmodeo. Senza esitazione, gli eroi si avventurarono nell’Inferius, affrontando orrori indicibili. Lì scoprirono che persino l’arcidiavolo era stato influenzato da Omegran, che intendeva utilizzare il nascituro come catalizzatore per una distruzione su scala totale. Lo scontro che seguì fu devastante, ma la Legione riuscì a prevalere, spezzando anche quel filo oscuro.

Ritornati su Emnothork, ormai temprati da prove oltre ogni immaginazione, gli avventurieri si dedicarono alla ricostruzione della Stella del Mare, un’antica nave nanica capace di solcare le acque del mare sotterraneo. Con essa, intrapresero un viaggio verso le profondità, avendo recuperato quattro dei sette Sigilli del Firmamento.

Il confronto finale con Omegran rimarrà per sempre avvolto da un’aura di mistero e reverenza. Testimonianze frammentarie parlano di una battaglia in cui la realtà stessa si contorceva, il tempo si arrestava e colpi di potenza leggendaria illuminavano l’oscurità degli abissi. Fu una vittoria ottenuta sul filo del rasoio: grazie ai sigilli recuperati, la Legione riuscì infine a bandire Omegran, salvando Emnothork da un destino di rovina.

Al loro ritorno, gli eroi riconsegnarono la Stella del Mare al Draconcilio. Poi, come spesso accade alle leggende, le loro strade si divisero. Eppure, ancora oggi, nelle corti e nelle taverne, il nome dell’Irriducibile Legione viene pronunciato con rispetto: coloro che hanno fermato un cataclisma destinato a consumare il mondo, e che, quando l’ombra tornerà a muoversi, potrebbero essere chiamati ancora una volta. Beh che dire, se avete voglia di uccidere qualche tiranno o entità cosmica, non dovete far altro che chiamare l’Irriducibile Legione o unirvi a loro nella caccia!

Le Lacrime di Athrael (GDR 29)

Emnotork

Un gruppo di avventurieri si è spinto nelle profondità del Monte Athrael, nel cuore dell’Antico Giardino, riportando alla luce ciò che molti ritengono essere l’origine della corruzione che da secoli affligge la regione.

Secondo le testimonianze raccolte, tutto avrebbe avuto origine presso la Bocca del Padre, l’enorme fenditura che attraversa la montagna e che, secondo le antiche cronache, segnerebbe il punto d’impatto di uno dei primi meteoriti caduti su Amniax. Dopo una lunga discesa nei cunicoli sotterranei, gli esploratori avrebbero scoperto antiche strutture naniche ormai contaminate da una sostanza nera e gelatinosa generata dai frammenti del meteorite.

La creatura, descritta come una massa viva e senziente, avrebbe progressivamente corrotto l’interno della montagna, diffondendo nel tempo la malattia pietrificante che aveva immobilizzato l’intero Antico Giardino.

Gli avventurieri si sarebbero addentrati sempre più in profondità, attraversando gallerie naniche, antichi meccanismi e sale protette da trappole, fino a raggiungere una grande volta sotterranea. Nel cuore della struttura avrebbero infine affrontato e distrutto la creatura responsabile della contaminazione.

Durante l’esplorazione sarebbe stato inoltre tratto in salvo Barik, un antico guardiano nano sopravvissuto nelle profondità della montagna.

Poco dopo la distruzione della creatura, dalle crepe di Athrael hanno iniziato a sgorgare enormi quantità d’acqua, riversandosi lungo le vallate circostanti. Molti hanno immediatamente collegato l’evento a un’antica profezia dei goliath del posto: “Quando la montagna verserà lacrime, la terra ricorderà il proprio nome.”

Con il fluire delle acque, l’Antico Giardino ha iniziato a mutare. La pietrificazione sembra ritirarsi e vaste aree della foresta starebbero tornando lentamente rigogliose e vive.

Gli avventurieri, infine, sarebbero stati accolti come eroi al loro ritorno da Athrael.

La Compagnia del Crepuscolo (GDR 23)

Emnotork

“Li chiamano la Compagnia del Crepuscolo. Bel nome, eh? Perché il crepuscolo è quel momento in cui non capisci più se sta arrivando la notte o tornando la luce.”


Così Gertrude, proprietaria della locanda del Faro, descrive il gruppo di avventurieri arrivato settimane fa a Faro di Cenere. In un villaggio divorato da criminalità, fame e superstizione, la compagnia ha attirato l’attenzione più di quanto chiunque avrebbe voluto.
Al centro del gruppo c’è Leonida, chierico di Weinal, che porta ai poveri cibo, cure e sermoni sommessi sulla Folgore. Alcuni abitanti hanno persino ricominciato a pregare, in segreto.
“Quel ragazzo ha una calma strana. Ti guarda come se vedesse il peggio di te e decidesse comunque di restare.”
Ma Gertrude sostiene che la vera natura della compagnia si nasconda dietro quella luce.
C’è l’Oscuro, uno stregone che non mostra mai il volto e parla così poco in pubblico che molti credono sia muto. Sif, invece, passa più tempo ubriaco o dietro alle donne che ad affilare la spada.
Poi c’è Nipnik, un goblin minuscolo che trascorre le giornate tra libri, fumo e strani miscugli dall’odore nauseante.
“Una volta ha drogato mezza locanda ed è fuggito ridendo.”
Maro, l’orco, inquieta tutti più degli altri. Non parla la lingua comune e comunica con versi gutturali mai sentiti prima. Aranel, invece, sembra incapace di stare lontano dai guai.
“Quel ragazzo ficca il naso ovunque. Porte chiuse, cantine, affari altrui… prima o poi finirà ammazzato.”
Eppure, conclude Gertrude, Faro di Cenere non è mai stata così tranquilla.
“Forse sono mostri. Forse santi. Qui da noi, spesso, è la stessa cosa.”

Uova e Pancetta (GDR 78)

Emnotork

In questo periodo nero per il continente di Emnotork, tartassato da catastrofi naturali e sovrannaturali, ogni tanto vale la pena soffermarsi su qualche buona notizia. Alle pendici delle montagne ghiacciate che circondano porta del gelo, uno dei luoghi più freddi e inospitali di Emnotork, è nata una piccola comunità grazie al contributo di un gruppo misterioso di Avventurieri che ha ucciso un mahlut particolarmente grosso sulle montagne. Ciò ha garantito una fonte duratura di cibo, abiti caldi, grasso da utilizzare come combustibile per le lanterne e come materia prima per tanto altro materiale. Grok, il mezz’orco proprietario della locanda fin ora solitaria, baluardo dei pochi avventurieri che si spingevano fino a lì, ha recuperato il prezioso malhut (lasciato lì sulla montagna in buone condizioni) con l’aiuto di altri avventori e ha poi deciso di fondare una piccola comunità. Ha commentato così la cosa. “Sono grato agli avventurieri che hanno contribuito alla fondazione della comunità. Li ho ribattezzati compagnia dello Scrumble perché mi hanno anche lasciato in custodia questo esotico animale, e grazie a questo posso sfamare gli abitanti di questa comunità anche con le sue uova. Spero che tornino presto! Saranno benvenuti e naturalmente troveranno il loro animale ad aspettarli.” Questi animali, simili a polli ma molto più grandi, sono animali bestie difficili da trovare nella zona delle terre fertili e le loro uova sono molto nutrienti. Tornerà mai la misteriosa compagnia dello Scrumble, dunque, a prendersi gli onori e a recuperare il proprio animale? Noi non possiamo fare altro che trasmettere l’appello di Grok e di tutta la comunità nata grazie al loro eroico contributo, sperando che siano lettori del giornale del Drago!


Intrighi a Porta del Gelo (GDR 76, 77)

Porta del Gelo

A Porta del Gelo, la capitale del regno di Re Mork, si sta consolidando una situazione politica sempre più difficile da decifrare. Al centro dell’attenzione rimane la chierica di Pavona conosciuta come Nostra, figura religiosa e consigliera del sovrano, la cui presenza a corte è ormai costante ma non priva di ombre.

Negli ultimi tempi, diversi osservatori hanno registrato un cambiamento nel suo comportamento.

In particolare, a seguito della fuga dei ribelli dalla prigione drow, Nostra avrebbe mostrato segni di evidente irrequietezza. Secondo fonti interne, episodi di tensione e improvvise interruzioni nelle udienze suggerirebbero che l’evento abbia avuto un impatto significativo sul suo stato d’animo, pur senza tradursi in un immediato incremento del suo potere politico o formale.

Nonostante ciò, il suo ruolo all’interno della corte rimane centrale. Re Mork continua a consultarla con frequenza crescente, e molte decisioni vengono prese dopo brevi scambi privati tra i due. Tuttavia, sarebbe riduttivo attribuire questo equilibrio esclusivamente alla sola influenza personale o alla sua autorevolezza religiosa. Alcuni membri della corte sottolineano come la dinamica tra sovrano e consigliera appaia sempre più complessa, quasi condizionata da fattori non immediatamente visibili.

È proprio in questa zona d’ombra che si inserisce un ulteriore elemento di incertezza: i bassifondi di Porta del Gelo. Qui opererebbe una presenza non ufficiale, una rete o entità elusiva che molti descrivono come onnipresente negli scambi più oscuri della città.

Il suo controllo non è mai stato confermato apertamente, ma la sua influenza viene percepita in movimenti di informazioni, risorse e intermediazioni che attraversano la città in modo sotterraneo e costante.

Il punto cruciale, oggi, è tutt’altro che chiaro: quale rapporto esiste tra questa entità e Nostra?

Alcuni analisti ipotizzano una possibile convergenza di interessi, suggerendo che la stabilità del potere religioso e politico di Nostra possa essere indirettamente favorita da dinamiche che si sviluppano nei bassifondi. Altri, tuttavia, avanzano un’ipotesi opposta e più inquietante: che i due centri di influenza siano in realtà destinati a entrare in conflitto.

La recente irrequietezza della chierica, letta alla luce della fuga dei ribelli e delle tensioni sotterranee nella città, viene in questo contesto reinterpretata non come segnale di consolidamento, ma come possibile indicatore di attrito. Se l’entità dei bassifondi rappresenta davvero un potere autonomo e pervasivo, resta da chiedersi se essa accetti o meno la crescente centralità di Nostra accanto al trono.

Per ora, nessuno scontro è visibile. Ma Porta del Gelo è una città dove le alleanze raramente si dichiarano apertamente prima di cambiare forma.

E così, mentre Re Mork continua a governare affiancato dalla sua consigliera, una domanda si fa sempre più insistente tra i corridoi del potere: il vero equilibrio della città è già stato raggiunto… o è soltanto in attesa del suo primo, inevitabile confronto?